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Lavorare in Google è ancora il sogno di tanti?

marzo 23, 2012

Via Scoop.itSocial Media Italy

 

Se seguite il web da almeno una decina di anni vi ricorderete di quando il sogno comune alla maggior parte delle persone era di riuscire a trovare un posto di lavoro in Google. Una società (startup) che continuava a sfornare innovazioni, progetti di successo e capace di adottare una cultura del lavoro eccezionale.

Chi ha avuto la possibilità di visitare una delle sedi di Google in giro per il mondo, ma soprattutto la sede principale a Mountain View in California, vi potrà raccontare di come il sogno di entrare a far parte di un’azienda così innovativa era completato da una serie di benefit che pochissime altre imprese in giro per il mondo possono garantire. Dallo chef alla massaggiatrice personale, dal parrucchiere agli snack e drink gratis, da uffici belli e colorati ai servizi di lavanderia, dal 20% del proprio tempo da dedicare a progetti innovativi agli orari di lavoro liberi.

Un pacchetto di benefici che non solo ha permesso al gigante di Mountain View di attirare nei primi anni di vita i migliori talenti sul mercato ma che ha anche garantito una stabilità eccezionale della permanenza dei dipendenti all’interno dell’azienda. Benefit che in alcuni casi hanno anche scatenato la curiosità (o invidia) di persone che sono arrivati persino a cercare di calcolare i costi per il servizio di mensa gratis offerta dalla grande G.

Un ambiente di lavoro unico che ha permesso inoltre a Google, secondo un’indagine di Forbes, di aggiudicarsi per ben due anni di seguito, nel 1997 e 1998, la palma d’oro come miglior posto di lavoro degli Stati Uniti.

C’è da chiedersi però se i benefit offerti da Google siano veramente studiati per renderlo il miglior e più ambito posto di lavoro oppure se, più semplicemente, sia una strategia per fare in modo che il dipendente possa passare il maggior numero di ore possibili in ufficio. Pranzi e cene gratis, lavanderia, servizi di baby sitting, palestra, spa, parrucchiere. Chi mai sente più l’esigenza di tornare a casa? Non è meglio a quel punto rimanere rinchiusi in ufficio e dimenticarsi che all’esterno esiste anche un mondo?

Da qualche anno le cose sono cambiate. Facebook ha iniziato a fare concorrenza spietata sui migliori talenti in circolazione, così come la moda di crearsi una startup ha fatto sì che decine di talenti abbiano lasciato il loro posto d’oro per rincorrere il sogno di creare qualcosa di proprio dal nulla.

Da un recente statistica svolta da Business Week sui dati di Linkedin possiamo capire meglio l’epidemia di licenziamenti in corso in Google verso quali altri luoghi di lavoro stia portando. Al primo posto abbiamo Facebook con ben 453 assunti in arrivo dal gigante di Mountain View, seguono Microsoft con 280 (strano vero?), Apple con 156, Linkedin con 149 e Yahoo! con 139.

Un’inversione di tendenza che potrebbe essere legata al successo di tante nuove compagnie del web 2.0 spesso più sexy e con una quotazione in borsa ancora in divenire. Potrebbe però dipendere invece dalla difficoltà nel mantenere lo spirito di una startup in un’azienda da 37 miliardi di dollari e oltre 30.000 dipendenti. Una conferma a questa seconda ipotesi è arrivata all’inizio del 2011 quando Larry Page, dopo dieci anni, è tornato nel ruolo di CEO di Google e ha pubblicato sul Quarterly un articolo che già dal titolo “Start-up Speed” lascia capire come in Google lo spirito della startup debba tornare quello di una volta.

La nuova chiamata alle armi di Page è riassumibile in tre punti principali: meeting di non più di 10 persone, piccoli team al lavoro su progetti di dimensioni ridotte e il sempre a me caro “fail fast” per i progetti che non sembrano partire con il piede giusto o risucchiano troppe energie all’azienda (Buzz, Google Desktop, Google Labs).

La fuga dei cervelli d’oro e la difficoltà nel recruiting di persone di valore ha spinto Google ad adottare un sistema particolarmente in voga in Silicon Valley negli ultimi tempi: le acqhire (acquisition + hire), operazioni che prevedono l’acquisizione di una società esclusivamente per far salire a bordo il team di fondatori.

Ultimo ed eclatante caso è l’acquisizione annunciata solo pochi giorni fa di Milk, la startup che nei primi mesi di vita aveva lanciato Oink e che è stata fondata dal talentuoso Kevin Rose, già creatore di Digg. Anche in questo caso, come è stato per Facebook con le acquisizioni di Gowalla, Friendfeed, Beluga, Chai Labs, NextStop, DivyShot e ShareGrove, il prodotto acquisito viene spento e il team al completo sale a bordo.

Fare startup per trovare un nuovo lavoro in Google, Twitter o Facebook?

Fonte: startup.wikli.it

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